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Il comune di Barengo appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

La Battaglia di Barengo (23 luglio 1922)

Francesco Cerri


Il 23 luglio 1922 una squadra di 18 fascisti su due camion parte da Novara con l'ordine di recarsi a Barengo per distruggere il Circolo operaio e la Cooperativa di consumo.
Verso le 13,30 i fascisti entrano in paese, provenienti dalla strada di Momo, e si dirigono verso il Circolo socialista operaio agricolo a quell'ora gremito di lavoratori che si danno alla fuga saltando il muro di cinta del cortile interno.
Proprio mentre tenta di scavalcare il muro di cinta, l'assessore comunale Antonio Bensi di 32 anni é raggiunto da un colpo di rivoltella alla coscia destra che gli lede l'arteria femorale e ne causa la morte per emorragia.
Le cronache (Ordine Nuovo, Gazzetta di Novara, Il Lavoratore) danno altre due differenti versioni dell'omicidio del Bensi: secondo alcuni é colpito mentre si trova nel suo ufficio in Municipio. Entrambe queste due ipotesi sono però in contrasto con le testimonianze dei presenti e pertanto da scartare.
Oltre a danneggiare gravemente i locali del Circolo, con il vino nero allagano la cantina, i fascisti si impadroniscono anche di due damigiane di vino moscato, di due casse di birra Poretti, di una cassa di sapone, dei borsellini contenuti nelle giubbe dei lavoratori fuggiti, di due bandiere, di 350 lire (circa 535.000 lire attuali) che erano la paga della monda della fattorina e di 2.009 lire (307.0000 attuali) riposte nella cassa.
I danni materiali del Circolo ammontano a 12.000 lire (18.500.000 circa in lire attuali).
I fascisti si dirigono poi verso la Cooperativa di consumo che si trova nei locali adiacenti al Municipio posto nell'attuale Piazza Diaz sul prolungamento di Via Bonini.
Dopo aver devastato i locali della Cooperativa vi appiccano il fuoco aiutandosi con benzina e acquaragia. Le fiamme divampano fino a raggiungere i locali del Municipio distruggendo tutto quanto in esso contenuto: mobili, documenti, e registri.
Del fabbricato rimangono soli i muri maestri e un cumulo di macerie fumanti. Il Parroco riesce fortunosamente a salvare alcuni documenti dell'Opera Pia Bellini che erano depositati in Municipio.
Prima dell'arrivo della forza pubblica la squadra fascista lascia indisturbata il paese e si reca a Casalbeltrame dove devasta il Circolo operaio e due case di socialisti.
Il 24 luglio l'Amministrazione Comunale socialista si dimette e a reggere il Comune di Barengo, in qualità di Commissario Prefettizio, viene chiamato l'ex Commissario di P.S. cav. Giovanni Malinverni, residente a Borgomanero.


Dalle Origini al cinquecento

Il nome, di origine longobarda, significa probabilmente "villa" o "vicus" del Barone. L'ipotesi è sorretta dal fatto che, fra gli attuali centri di Barengo e Vaprio d'Agogna, sorgeva un villaggio, ancora documentato negli anni in cui il vescovo Amidano resse la diocesi novarese (1343-1355), detto "guado del Barone", con la rettoria di Santa Maria.
Il villaggio fu poi distrutto, per cause belliche o per cause naturali, e di esso non rimasero che pochi ruderi. Seguendo quanto scrivono gli storici la storia più antica del paese si sovrappone a quella del suo castello, alle cui schede, già molto dettagliate sotto questo aspetto, si rimanda.
Per il periodo più lontano si segnalano i diplomi di Ottone I che indicano come il borgo fosse sottoposto al dominio di Ingone di Bercledo e di Ribaldo di SUno.
Successivamente Enrico I confiscò le terre delle due famiglie e le donò al vescovo di Novara e ai canonici della Cattedrale che le affittarono ad alcune importanti famiglie novaresi: i Brusati, i Boniperti, i Tettoni. Fu solo con l'atto datato 1 agosto 1201 che i Cattaneo da Momo vennero creati signori di Barengo, ma la loro signoria fu di breve durata perchè il centro fu presto incorporato nel "contado" e sottoposto al Comune di Novara, del quale seguì le vicende.
Nel 1449 venne investito del feudo Giovanni Zanardo Tornielli. Fu questa famiglia che dominò il borgo fino al 1731. Questi secoli videro i natali del Beato Pagano Tornielli e del Beato Francesco Tornielli che nel 1519, a 29 anni, divenne frate francescano dell'Ordine dei Minori Riformati e che morì in concetto di santità nel 1589 a Treviglio.


L'età barocca: il seicento e il settecento

L'evento da segnalare per il paese fu la vendita effettuata da parte del onte Giuseppe Tornielli di Gerbeviller del feudo al Comune, certificata dall'atto notarile rogato il 12 marzo 1731. La vendita seguì quella del feudo di Solarolo, ceduto per lire 60.000 imperiali da Giovanni battista Tornielli a Giovanni Castellani con atto datato 8 giugno 1686.
Anche per questi secoli le vicende dei signori del borgo, aggiornate sui nuovi studi storici, sono state segnalate nelle schede relative al castello, struttura simbolo della famiglia feudataria.


L'ottocento e il novecento

Le profonde trasformazioni che si susseguirono incessantemente durante questi due secoli sul piano sociale, economico, politico e territoriale interessarono, senza comunque dar luogo a notevoli episodi caratterizzanti di modernizzazione, anche questo piccolo abitato. Pur trattandosi di un arco temporale piuttosto breve, con le travagliate e dolorose parentesi dei conflitti mondiali e l'incendio doloso che nel 1922 distrusse la sede del municipio, sono andate perdute per sempre tutte le sue più importanti fonti documentarie.
Sensa dubbio nell'ottocento si vide mutare progressivamente l'assetto del territorio di Barengo, la cui vocazione sgricola produsse una sostanziale riorganizzazione nel sistema di distribuzione e bonifica delle acque, nella costruzione dei campi e delle vie di trasporto e comunicazione.
Nello spazio di questo secolo, in pianura la coltivazione del riso assunse via via una forte rilevanza economica e i grandi proprietari delle terre costruirono e ampliarono cascine come Solarolo, Bischiavino, Quincia, Rinalda per potervi ospitare la manodopera, il bestiame ed i raccolti; in collina si andò invece rapidamente diffondendo la coltura della vite, con la quale, in seguito all'affrancamento degli usi civici, l'estesa e rigogliosa piana collinare denominata "Pianone", venne riorganizzata secondo una regolare frammentazione a scacchiera di strade e appezzamenti.
Uno dei più importanti metodi a disposizione per poter determinare i caratteri di sviluppo e l'entità delle trasformazioni urbanistiche di un luogo è quello costituito dal raffronto delle sue storiche carte di rappresentazione territoriale.
A partire dalla preziosa mappa Teresiana del 1723 per passare alla mappa Rabbini redatta nella seconda metà dell'ottocento e concludere con i recenti fogli catastali degli anni cinquanta, si nota come l'abitato di Barengo sia stato interessato da una lenta e contenuta espansione che ha mantenuto pressochè inalterato il nucleo edificato intorno alla metà dell'ottocento.
Naturalmente anche i dati demografici comunali rifletterono questo andamento: la popolazione fece contare nello stesso periodo i 1400 abitanti, toccando il numero massimo nel primo decennio del novecento con 1535 residenti, per poi andare incontro ad un calo progressivo.
Con gli anni del "boom" economico, il territorio di Barengo continuò ad apparire, così come testimoniato anche da alcune fotografie d'epoca, come un rigoglioso giardino, con i suoi orti, i vigneti collinari, le vaste distese di prati e campi di grano, specchio di quella sapienza contadina che, per secoli, ha saputo utilizzare le risorse della terra senza alterare quegli equilibri naturali e quella memoria dei luoghi oggi troppo spesso dimenticati e che invece si dovrebbero imparare a rispettare.

Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese"
Provincia di Novara 2005