vai al contenuto. vai al menu principale.

Il comune di Barengo appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Ospedale Bellini (Sec. XVIII)

a cura di Marco Novarina



La Contessa Paola Cacciapiatti vedova Bellini, con testamento olografo datato 24 luglio 1807, volle che si erigesse in una delle sue case a Barengo un piccolo ospedale di due posti letto perché vi fossero ricoverati, mantenuti e curati due poveri ammalati del paese; vi assegnò dunque tutto ciò di cui doveva essere dotato incaricando come amministratore l'arciprete pro tempore; dispose inoltre che in perpetuo il suo erede continuasse a provvedere al sostentamento dell'opera pia da lei fondata.
Anche se negli anni successivi alla scomparsa della nobildonna l'ospedale vero e proprio non venne fondato, il figlio erede Conte Marco Bellini di Gargarengo si procurò di distribuire annualmente ai poveri ammalati del paese la somma stabilita nel testamento materno; tuttavia in ossequio alle disposizioni di quest'ultimo, il Conte, venuto a mancare il 26 gennaio 1831, dispose che la sua erede universale, la consorte Contessa Giuseppa Tornielli di Vergano, si impegnasse ad istituire il piccolo ospedale di Barengo provvedendo a collocare una lapide all'ingresso della sua sede recante il nome di "Ospedale Bellini" e la menzione sia al volere della madre che a quello del lodato testatore 1.
Nonostante l'autorizzazione da parte del Re Carlo Alberto venne siglata con decreto 31 giugno 1831 e l'approvazione del Senato piemontese sopraggiunse il 6 luglio dello stesso anno, varie controversie legate ad aspetti pratici impedirono la concreta realizzazione dell'ospedale che poté aprirsi solo nel novembre del 1840; come sede fu prescelta la casa detta del Marcalino, posta nella strada principale dell'abitato, al civico 49 dell'attuale via Vittorio Emanuele II.
Questo edificio, fatto erigere dalla famiglia di magistrati milanesi Faccioli 3 nella prima metà del XVII secolo, fu ceduto nel '700 al casato dei Cacciapiatti-Bellini che lo assunsero come residenza nel paese.
Pur essendo stata trasformata nel corso di questo secolo da numerosi lavori di risistemazione, e nonostante negli ultimi decenni non siano stati condotti interventi di restauro atti ad assicurare la conservazione delle sue preziose caratteristiche architettoniche, fortunatamente la sede dell'ospedale è ancora oggi facilmente individuabile se si osserva il balconcino in ferro battuto riccamente decorato che fu posto a sormontare l'arco del portone ligneo d'ingresso; al centro della ringhiera lo stemma in lamina di ferro a forma di cuore rovesciato continua a simboleggiare la carità cristiana anche se la ruggine ha ormai dissolto i caratteri dell'iscrizione "Ospedale Bellini" che doveva riportare.
Il nosocomio fu dotato di quattro posti letto per la cui assegnazione si sarebbero favoriti i poveri nativi o domiciliati nel paese; il lascito stabilito in precedenza venne incrementato con l'assegnazione di altri beni.
Il patronato dell'opera sarebbe spettato all'erede del testatore mentre la sua Amministrazione doveva essere composta da un presidente, l'arciprete di Barengo, e da quattro membri, due nominati a vita da parte del patronato e altri due rappresentati da appartenenti alla locale giunta comunale del paese.
L'assistenza dell'opera pia si svolse però sempre tra gravi difficoltà e discordie; il facile aiuto per non scontentare nessuno prevalse sul dovere di una saggia amministrazione, determinando una gestione fallimentare che portò gradualmente al prosciugamento delle basi redditizie fino a determinare la drastica soluzione della chiusura, che avvenne nel febbraio del 1884; il bilancio di quarant'anni di attività fu tuttavia positivo: in questo arco temporale trovarono approssimativamente ricovero 1200 infermi per un totale di circa 14.000 giornate di degenza
Chiuso l'ospedale, il Comune s'appropriò dell'edificio con le poche terre rimaste e li vendette all'asta nel settembre del 1890.
Dissolto il patrimonio immobiliare, la congregazione dell'opera pia continuò tuttavia ad adoperarsi per il soccorso domiciliare e le altre incombenze caritative in ottemperanza a quanto disposto dal testamento della contessa Cacciapiatti; l'ente proseguì questa attività fino al 1940 dopodiché, in seguito ad una ulteriore riduzione del capitale disponibile, dovette rinunciare ad ogni iniziativa sopravvivendo solo come ente giuridico.

Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Le terre bagnate dall'Agogna - Volume 27"
Provincia di Novara 2005