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Il comune di Barengo appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Oratorio di Santa Maria di Campagna (Sec. XIII)

Nome Descrizione
Indirizzo c/o cimitero
Telefono 0321.997112 (Parrocchia)
Pubblicazioni G. Andenna, Andare pre castelli. Da Novara tutto intorno, Torino, 1982
F. Fiori, Restauro a S. Donato, in "Il cittadino oleggese", Novara, 4 luglio 1987
G. Pizzigoni, Santa Maria Assunta di Susello, in Novara, 4, 1988

a cura di Ivana Teruggi


Nell'interno del cimitero, a est dell'abitato, è ubicata la chiesa di Santa Maria di Campagna. L'edificio è citato la prima volta nelle "Consignationes" del 1347, retta dal "presbiter Johanninus", beneficiale dei beni spettanti alla stessa chiesa, coadiuvato dal chierico "Gaudentius Baliotus".
All'epoca godeva del titolo di Parrocchiale con la più antica chiesa di San Clemente. Nel "Liber Cleri" del 1357 compare come unica Parrocchiale del luogo. Fu abbandonata dalla popolazione, si ipotizza, l'anno seguente, quando il borgo fu saccheggiato e incendiato nei contrasti tra Galeazzo II Visconti e il marchese Giovanni di Monferrato.
Da quel momento gli abitanti si strinsero intorno all'area fortificata che sorgeva in collina con la chiesa di Santa Maria in Castro che acquisì i diritti alla cura delleanime. Solo l'archeologia potrebbe fornire notizie sulle strutture della chiesa trecentesca.
Negli Atti di visita del 1594 la si dice "de novo reaedificata" e se ne sottolinea l'ampiezza, come si presenta oggi. Le murature esterne denunciano parecchi rimaneggiamenti. La cappella presbiteriale all'esterno presenta tessuti muraru e, sul lato nord, cornici simili a quelle che si riscontrano nell'oratorio di San Rocco del primi cinquecento. L'interno conserva un importante ciclo di affreschi eseguito tra il 15446 e il 1553, nella maggior parte opera di Johannes de Rumo di Oleggio.
Iniziando dalla parete sud, sull'ultimo contrafforte, si vede Sant'Antonio abate con il porcellino ai piedi, il bordone e la campanella che lo contraddistinguino. Sulla cornice in alto si legge la data "1552". Segue la Madonna con il Bambino, residuo di un riquadro pià ampio, nel quale era anche San Sebastiano, di cui compare un braccio; il resto della figura è sacrificato per l'apertura della finestra.
Sul piedritti dell'arco trionfale è la Madonna di Loreto con San Lorenzo, seguiti dal riquadro con un'altra Madonna con il Bambino. Nello sguancio dell'arco consecutiva alla prima, è ancora rappresentata l'"Odigitria", cioè la Madonna in trono che presenta Cristo Salvatore. Ai suoi piedi si legge a stento l'iscrizione: "1546 / hoc / opus / F. Fieri / Andrinus / De Schiaia" (fece fare quest'opera Andrino De Scaia).
Nel presbiterio, sulla parete sud sono i due evangelisti Matteo e Luca. Su uno sfondo paesaggistico di ampio respiro Matteo scrive sotto dettatura dell'angelo; Luca sta dipingendo l'icona con la Madonna in Maestà, comunemente chiamata Madonna di San Luca.
Sulla parete di fondo del coro, entro una cornice a losanghe, è l'Assunzione della Vergine. In basso, gli apostoli, con candeline accese, simbolo della luce dello Spirito Santo psservano meravigliati la Madonna che ascende al cielo, portata sulle nubi da tre angeli; altri due l'accompagnarono recando candeline, altri la incoronano.
Un cartiglio in basso a destra riporta l'epigrafe più importante, finora parzialmente letta dagli storici che si richiamano a vicenza a partire dal Massara (1904), ma che chiaramente restituisce le parole: "Johannes Maria de Rumo de Ole gio pinxit (...) 25 julius 47 c(um)...a".
Sul pagliotto dell'altare è la Natività: la Vergine in ginocchio adora il Bimbo adagiato in terra sul lembo del suo manto verde, sollevato da un cuscino violaceo. Il gesto dell'infante che indica la Madre è, a evienza, un eloquente colloquio che si instaura con il fedele, al quale è indicata la Vergine delle Grazie come madre di tutti gli uomini e via per la salute del corpo e dello spirito.
La parete sinistra presenta gli altri due evangelisti: Giovanni, il più giovane, bello, con l'aquila che lo individua, di cui si intravese solo il piumaggio. L'altro è Marco, con il leone, appuntisce lo stilo con un coltellino. L'azione quitidiana è corrisposta da San Gicolamo, rappresentato in abito rosso sulla vela sud della copertura.
Gli altri padri della Chiesa occupano le altre tre vele. Sono: Sant'Ambrogio, con lo staggile, Sant'Agostino e San Gregorio Magno papa, con pastorale, triregno e colombina sulla spalla destra.
Nello sguancio sinistro dell'arco trionfale è l'"Eleusa", ossia la Madre di Cristo. Il Bambino è in atteggiamento affettuoso. Ai piedi un'altra iscrizione è tuttora illeggibile. Nel sottarco si alternano tre profeti, Daniele (?) e Geremia, a tre sibille, Cumana, Eritrea e Tiburtina.
Sul piedritto sinistro è il Martirio e la sepoltura di Santa Apollonia. In basso, nella scena centrale, sono due appestati dal corpo piagato, ad attestare l'epoca endemica in cui l'opera fu eseguita. I tre momenti del racconto sono contenuti in un unico riquadro limitato verticalmente da due fasce decorate a festoni e cadute di frutta e ortaggi, motivi ripresi dai manieristi del cinquecento.
Infine sulla parete sinistra è un ultimo riquadro che rappresenta la Madonna e il Bambino e i Santi Rocco e Giuseppe. Nell'angolo in basso a sinistra un'iscrizione lacunosa recita: "Jo Baptista m... del m(a)t(h)eu(s) F

Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Le terre bagnate dall'Agogna - Volume 27"
Provincia di Novara 2005