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Il comune di Barengo appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Oratorio di San Rocco (Sec. XV)

Nome Descrizione
Indirizzo Località Baraggiolo
Telefono 0321.997112 (Parrocchia)
Pubblicazioni AA.VV:, Museo Novarese, catalogo della mostra a cura di M.L. Tomea Gavazzoli, Novara, 1987
Venturoli, Il restauro del polittico di Gaudenzio ferrari ad Arona, Novara, 1996
G. Bianchi, F. Portaluppi, L'oratorio di S. Rocco a Barengo, Pavia, 2000

a cura di Ivana Teruggi



L'edificio, dedicato al Santo ausiliatore e taumaturgo contro le pestilenze, è situato in località Baraggiolo, al limite est dell'abitato. Ha un impianto rettangolare, monoabsidato, orientato e con facciata a capanna, con ampia apertura ad arco, liberata nei recenti restauri del 1970-80. La tipologia è quella degli oratori campestri costruiti agli inizi del cinquecento lungo i percorsi più frequentati.
Altri due ingressi, tamponati dopo il 1594, in origine si aprivano nella parete nord e in quella sud. Gli elementi strutturali, ossia la facciata e l'arco trionfale con i contrafforti, sono in laterizio. Le murature di raccordo sono in ciottoli di fiume posizionati a volte a spina di pesce, a volte in disordine, affondati in abbondante malta. I laterizi, in queste parti sporadici, al contrario nell'abside sono un elemento decorativo.
Infatti si trovano ora in corsi di piatto a delimitare gli strati di ciottoli, ora seminati negli stessi strati.
A coronamento della struttura, essi, in aggetto digradante, sono un decoro fittile, disposti di testa, di costa come mensoline, di piatto a correre, a dente di sega e ancora di testa lungo la cornice del tetto.
L'unica feritoia che si apriva nel lato sud dell'abitato fu tamponata secondo le disposizioni del vescovo Giovanni Battista Visconti in visita a Barengo il 28 giugno 1698. La data 1712, incisa nell'intonaco della parete sud, attesta la cronologia dell'odierna apertura.
Alla povertà dei materiali da costruzione dell'esterno, si contrappone la ricchiezza decorativa dell'interno, per la presenza di un interessante ciclo di affreschi eseguiti dalla bottega dei CAgnoli, probabilmente in occasione delle pestilenze verificatesi dal 1514 al 1524 e nel 1546. A partire dalla parete nord, il primo riquadro presenta San Rocco e San Martino che dona un lembo del mantello al povero.
Segue San Bovo, patrono di Voghera, in ambiente rurale invocato a protezione del bestiame, specie in occasione di epidemie. Sul piedritto dell'arco trionfale è Sant'Antonio abate con il bordone e la campanella: era invocato contro l'"herpes zoster" (fuoco di Sant'Antonio) e a protezione degli aniamli domestici, come ricorda il ricorrente attributo: il maialino nero ai suoi piedi. All'interno dell'abside la teoria prosegue con: San Pietro, un altro San Rocco, e San Bernardino con il "chrismon" (simbolo di Cristo) nella destra e ai piedi le tre mitre, in riferimento ai tre episcopati rifiutati. Alla sua sinistra, in alto, è lo stemma della famiglia Tornielli committente, molto rovinato.
La pala dell'altare è in terracotta e rappresenta la Madonna col Bambino tra i Santi Rocco e Giuseppe. Sul lato sinistro dell'abside si trovano San Francesco, San Sebastiano in abiti da cavaliere, con la freccia del martirio nella mano sinistra, e San Fabiano papa.
Il filatterio, tra i due ultimi, reca la scritta: "Nos p(re)cibus vestris fabiane at que ane sebasti si qua vos mouet(i)s pietas defe(n)dite morbo" (noi vi preghiamo Fabiano e anche S. Sebastiano se qualche pietà vi muove difendeteci dal morbo). Sotto la figura di San Fabiano sono trascritte le parole in corsivo: "nos p(re)cibus vestris fab... si qua vos mouet(i)s pietas d..." (noi vi preghiamo S. Fabiano se qualche pietà vi muove d...).
Nella conca è il Cristo in Maestà, con ai lati due angeli musicanti: quello alla destra suona la ribeca, l'altro, alla sinistra, il luito. Sul piedritto meridionale è San Cristoforo, protettore da morte improvvisa dei viaggiatori, in particolare dei pellegrini.
Sulla parete sud è il riquadro più interessante della serie per il tema trattato, che consente di rivivere un momento drammatico della pestilenza che si diffuse anche in Barengo: il morbo colpiva chiunque, senza risparmiare i bimbi dei nobili del luogo. Organizzato come un ex voto, il riquadro presenta al centro la Vergine delle grazie fiancheggiata da due immagini di San Rocco. Quello alla sinistra, mostrando la piaga sulla coscia, presenta alla Madre clemente le suppliche di una nobile famiglia, forse dei Tornielli.
In primo piano, un personaggio dal volto rusticano, ma dall'abbigliamento ricercato, con il giubbone bordato di pelo, reca sulle ginocchia un bambino; l'abitino scostato dalla mano mostra una piaga sanguinante, accanto, come un fumetto, il filatterio riporta l'invocazione: "devote p(er)soni prego in charitadi ca san rocho abiati devtione che ma libera de morbo p(er) so bo(n)tade".
Il cargiglio retto da San Rocco è un'espressione accorata alla Madre del cielo: "tu sei madri e guida e vero lumi di questa orbata e viduata terra qual spera de sca(m)par soto tue piume o vergini fa chel suo penser non erra".

Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Le terre bagnate dall'Agogna - Volume 27"
Provincia di Novara 2005

Allegati