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Il comune di Barengo appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Oratorio di San Clemente (Sec. XII)

Nome Descrizione
Indirizzo Strada Provinciale n.21 (Barengo - Cavaglietto)
Telefono 0321.997112 (Parrocchia)

a cura di Marco Novarina



Proseguendo la strada di campagna che dalla provinciale per Borgomanero conduce alla cascina omonima, oggi possiamo ancora ammirare, celato dai i rami delle robìnie che vi sono cresciute intorno e dall'edera che parzialmente l'ha ricoperto, ciò che è sopravvissuto dell'antico oratorio di San Clemente.
Ma per quanto tempo ancora le sue pietre e i suo mattoni, apparecchiati a spina-pesce in spesse cortine murarie o nella splendida volta del presbiterio, sfideranno l'inesorabile azione disgregante del tempo per "parlarci" di un mondo lontano che, con tanta maestria, le ha così ordinate e disposte molti secoli fa? Già, perché una rovina, anche se per alcuni costituisce, insieme a tanti altri monumenti, una serie di silenziosi archivi di pietra, con la sua storia e la sua materia può invece divenire testimonianza loquace, feconda e viva di chi è vissuto prima di noi, può farci riscoprire memorie e valori che un tempo sostanziavano l'identità del nostro paese ed erano manifesti nell'ordine del paesaggio e nella costruzione dei manufatti.
Le cronache di questo ultimo periodo ci ricollegano proprio a questo: alluvioni, frane, incendi e inquinamento atmosferico mostrano come la cultura dell'ambiente, degli equilibri naturali, dello sviluppo sostenibile dei luoghi, dell'armoniosa intesa tra uomo e natura, necessitino sia di una maggiore sensibilizzazione che di una volontà di riordino improrogabile; e ci si interroga su quali ragioni ci abbiano portato a trascurare così irresponsabilmente quella sapienza contadina che, nella cura dei fossati e dei terreni, nella tutela dei boschi, nella gestione delle acque, nel ponderato utilizzo delle risorse, ha saputo trasmettere immagini tali da fare della nostra penisola "il giardino d'Europa".
L'oratorio di San Clemente, un tempo uno dei luoghi più emblematici del nostro territorio, è oggi pervaso di quel fascino romantico del monumento in rovina che ci riporta idealmente indietro nel passato, fino all'epoca in cui il primitivo insediamento di Barengo, Vabarone, sorgeva ancora nei pressi dell'Agogna; era il XII secolo, e questo edificio religioso venne innalzato in prossimità di una importante strada su derivazione della "via francisca" che passando dal caput plebis di Proh e dal guado del torrente, conduceva sino a Pombia 1.
Ad eccezione delle fonti cartografiche, gli unici documenti reperiti che testimonino la presenza della basilica di San Clemente risalgono tuttavia solo al 1347, anno delle Consignationes del vescovo Amidano 2, quando avvenne il suo passaggio da parrocchia a semplice beneficio campestre; il periodo di fondazione dell'impianto originario è però ancora fortunatamente testimoniato dal manufatto stesso: la tessitura ad opus spicatum dei due muri longitudinali, con le pietre di fiume disposte inclinate in corsi a spina-pesce entro letto di malta segnata orizzontalmente ed obliquamente con cazzuola, non può che farlo risalire inequivocabilmente all'XI-XII secolo.
Fino alla prima metà del '300 anche le testimonianze relative a Barengo sono pressoché inesistenti e la causa della scarsità di resti va collegata alla devastazione che durante questo arco temporale non risparmiò neppure il nostro territorio: le carestie e la peste, le scorrerie militari delle compagnie di ventura con le loro distruzioni e i loro saccheggi, le dure vicende delle lotte interne che portarono all'avvento delle Signorie, spinsero i superstiti dell'abitato originario a spostarsi progressivamente intorno al castello cercando la protezione del feudatario 3. Soltanto gli oratori fuori dall'abitato conservarono le loro funzioni e divennero i luoghi dove venivano accolti bisognosi e malati; San Clemente dovette mantenere buoni rapporti con le gerarchie aristocratiche dato che le sue pareti interne furono decorate nel XV secolo con un importante ciclo di affreschi nei quali vennero effigiati i nobili feudatari dell'epoca. Due di quei dipinti, oggi conservati presso il museo civico di Novara, sono noti per la loro esposizione a palazzo Carignano nel 1939, dove soli hanno rappresentato la pittura murale del nostro Quattrocento: quello sulla parete destra della chiesa ritraeva una scena con santi che presentano alla Madonna i membri della famiglia Tornielli; l'altro, corrispondente della parete sinistra, raffigurava invece Gesù tra i fanciulli 4. Nell'epoca in cui si apre per l'Italia una fiorente stagione artistica che va sperimentando un'inedita e straordinaria forma di rappresentazione, la prospettiva, l'ambiente interno della nostra basilica viene dunque rinnovato pittoricamente nelle pareti laterali e nella probabile abside per mano di un anonimo pittore ancora legato alle suggestive atmosfere degli archètipi tardo-romanici.

Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Le terre bagnate dall'Agogna - Volume 27"
Provincia di Novara 2005

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